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Il diffamatore tipo: il giornalista Vate

Data: maggio 27th, 2011 | Autore: | Nessun commento »

Nel sottobosco della diffamazione si sviluppano tipi umani con caratteristiche da studiare. A metà tra un soggetto da gabinetto scientifico e una figura da letteratura fantastica il giornalista diffamatore prende pieghe e sembianze diverse a seconda della personalità, capacità e del grado di cinismo e meschinità.

Il giornalista Vate è un primo tipo. La sentenza del tribunale giornalistico di solito ha natura etica e morale. Un involucro che dovrebbe mettere in salvo il diffamatore da critiche e reazioni. In questo retroterra appare, mistico e miracolato, il giornalista vate, una sorta di denunciatore a tempo pieno, un indignato sempre dedito a smascherare e avvisare l’imminente fine del mondo. Il giornalista vate è un abilissimo manovratore della paura e dei drammi collettivi.
Se vi imbattete in uno di questi, andate a vedere subito chi è, e cercate di capire da dove arriva la sua contumelia, se è frutto di un disegno, se ha complici della banda pronti ad azzannarvi a ruota alla vostra prima reazione. Contro il giornalista vate non dovrete solo vincere una causa ma dovrete riuscire nella neutralizzazione della muta scomposta che lo circonda a protezione ed emulazione. Nella testa del giornalista vate c’è un’ingenua autoesaltazione. Egli, attratto nella spirale della celebrità che regala la meraviglia della sazietà a lungo anelata, si ritrova dal nulla a recitare la parte del tutto. Il giornalista vate documenta così le sue verità: raccontandovi la propria vita, sovente insondabile, visto che fino ad allora ha condotto un’esistenza anonima e senza tracce. Al giornalista vate nessuno alza la voce, nessuno muove una critica, nessuno chiede spiegazioni. Vuoi mai che qualche vaticinio si avveri, e uno resta a fare la figura di quello che lo aveva contraddetto?
Il giornalista vate gira per concorsi e premi, inizia con quelli estivi per poi dedicarvisi a tempo pieno. Quando giunge in un luogo guarda compassionevole, abbozza un sorriso lieve, quasi una smorfietta, distilla sofferte accuse, condanna con rigore e sapienza. Si vanta di ogni probità e amicizia altolocata. A cominciare dallo Spitito santo, che evoca e muove per il cinico marketing di se stesso.. Qualunque cosa dica tutti lo applaudono, si associano, approvano. Lui ringrazia, con modestia.
Se qualcuno prova a contraddirlo, però, la parola del vate diventa un anatema, un tuono, una scarica elettrica.
Verso di lui vale l’anatema di Emile Zola: «Cervelli fumosi», pronti a «far chiasso» con la «smania di farsi leggere e di conquistare una notorietà clamorosa», artefici consumati nel «pubblico discorrere di roghi, le cui fiamme sono per fortuna soltanto decorative». Come il loro pensiero.

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